Per il Socialismo europeo

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lunedì 14 luglio 2008

Bozza della Carta dei Valori per la Casa dei Giovani della Sinistra

Casa dei Giovani della Sinistra
Carta dei Valori
1. La Casa dei Giovani della Sinistra nasce come luogo di incontro e discussione tra ragazze e ragazzi “under 30” che condividano richiami identitari e politici alla tradizione di sinistra. Si propone di avviare una attività di tipo culturale che serva a diffondere nel senso comune giovanile una prospettiva d’ analisi critica della società rispetto agli attuali canoni dell’ informazione massificata, attraverso approfondimenti tematici e appuntamenti di elaborazione politica. Vuole inoltre intervenire nel dibattito pubblico sul territorio per contribuire ad influenzare il processo decisionale politico.
2. La Casa dei Giovani della Sinistra è una autonoma associazione di uomini e di donne sorta secondo il principio della partecipazione libera e continua dei cittadini alla vita pubblica. Organizza la sua vita interna coniugando partecipazione deliberativa e rappresentanza, in vista di una riforma della politica da attuare strutturando anche i partiti secondo i valori e le regole del metodo democratico sancito dalla Costituzione.

3. La ragion d’ essere della Casa dei Giovani della Sinistra si richiama alla tradizione ideale della Sinistra che ha contribuito alla fondazione della repubblica democratica italiana, all’antifascismo e a valori della Resistenza e alle culture espresse dai movimenti femministi, pacifisti e ambientalisti e dei diritti civili. L'obiettivo di contribuire ad un ampio processo unitario delle forze della Sinistra italiana rappresenta un motivo fondante di tale aggregazione.

L’ agire della Casa dei Giovani della Sinistra risponde alle seguenti considerazioni:
· Mai come ora si era esteso il mercato globale, mai come ora aveva dominato la merce. Mai l’umanità aveva visto crescere come ora il lavoro salariato e il lavoro intellettuale. Mai le reti di comunicazione erano state così sviluppate, consentendo a tutti di sapere di tutti, scoprendo così in piena luce l’ingiustizia, la disuguaglianza, la povertà, la violenza. Mai come ora i popoli hanno intrecciato tanto strettamente i loro destini. Mai prima d’ora l’economia aveva fatto tanto gravare sull’umanità la minaccia di una catastrofe ambientale. Lavoro, pace, libertà, laicità, sostenibilità sono i valori della nuova sinistra. Estendere le libertà individuali e i diritti di cittadinanza; affermare e diffondere la democrazia; mettere in valore la libertà e la differenza femminile; distribuire i benefici universali della conoscenza e della tecnica; ridistribuire secondo principi di equità la ricchezza e assicurare a tutte le donne e gli uomini del pianeta la libertà dal bisogno; sostituire la cooperazione internazionale alle politiche di forza; proteggere l’integrità della terra per le generazioni presenti e quelle future; contrastare le neoideologie tribali, razziste, etnocentriche, fondamentaliste sono i principi per i quali si batte la Casa dei Giovani della Sinistra.
· Nel corso dell’800 e del 900 la crescita dei capitalismi nazionali, pur attraversando drammatici conflitti, è stata accompagnata dallo sviluppo della democrazia e dello stato sociale. Il pensiero della libertà, il movimento di sinistra ispirato ai principi della democrazia, i movimenti anticolonialisti ne sono stati i principali attori. Ora è necessario un processo analogo su scala globale. Con lo sviluppo di istituzioni economiche che regolino il mercato, portino lo sviluppo là dove spontaneamente non arriva (a partire dall’Africa), contribuiscano a edificare una economia per tutti gli uomini, protagonisti e non sfruttati. Con l’edificazione di istituzioni politiche sovranazionali che prefigurino un governo democratico e solidale del mondo.
· Costruire la pace è il primo imperativo della politica mondiale. La guerra non è una soluzione, come dimostrano chiaramente gli eventi mediorientali. Per questo deve essere rilanciato il processo del disarmo. Il mondo è in pieno boom di spese militari, salite a oltre 1000 miliardi di dollari l’anno, la metà dei quali nel bilancio degli Usa. È ripresa la spinta verso la costruzione di nuove armi atomiche, chimiche, batteriologice. Una quota crescente del surplus mondiale finisce in armamenti. L’uso della forza militare per fermare i conflitti, evitare il genocidio, mantenere la pace è legittimo solo quando è nell’ambito delle Nazioni Unite e della condivisione nella comunità internazionale. Questa legittimità deve essere accompagnata dalla capacità di prevenire i conflitti intervenendo sulle cause. La civiltà umana è una. Le culture diverse possono trasmettersi reciprocamente principi universalistici, come quelli della libertà delle donne e della democrazia, solo fuori dalle logiche di dominio e dallo spirito di guerra. La non violenza è un valore cui tendere.
· Deve essere pattuito nel mondo un nuovo inventario dei beni comuni dell’umanità, non disponibili per interessi privatistici o speculativi, e messi al riparo dall’egoismo e dall’avidità: a. beni comuni naturali: acqua dolce, mari e oceani, foreste, spazio; b. accesso di tutti ai medicinali e alle cure sanitarie; c. equa distribuzione del sapere, dell’informazione e della tecnologia. Gli “Obiettivi di sviluppo del Millennio” indicati dalle Nazioni Unite, non possono essere accantonati.
· Nel nuovo secolo l’umanità deve affrontare la sfida più alta: quella, a popolazione ed economia crescenti, del progressivo esaurimento dei combustibili fossili e del riscaldamento del pianeta. Una tale sfida comporta radicali cambiamenti nella economia e nella società, ed un inedito salto tecnologico verso sistemi di risparmio energetico e verso nuove fonti rinnovabili e non inquinanti. Il tempo stringe e l’impresa richiede una organizzazione su larga scala dell’istruzione, della scienza, del modo di produrre, ed un gigantesco piano di investimenti. L’ecologia diventa parte essenziale di una sinistra moderna e dello stesso governo razionale del mondo.
· Scienza e conoscenza sono gli strumenti più formidabili che ha a disposizione l’umanità. Per il piacere della scoperta senza la quale non ci sarebbe storia umana, e per i benefici che porta con sé. In tutto il mondo c’è una esplosione degli investimenti in formazione e ricerca. È vero che quando la scienza produce tecnologia che sale verso le alte energie e scende nei meccanismi della vita, si pone la questione dei limiti e delle regole. Ma la libertà della scienza, conquistata faticosamente agli albori della modernità, è un valore irrinunciabile.
· Il pluralismo delle scelte etiche – individuali e comunitarie – è il cuore della libertà. Il principio della laicità dello stato, perciò, non è negoziabile: esso è la condizione primaria del pluralismo delle scelte, comprese quelle religiose. Sugli stili di vita dei cittadini e sull’autonomia di scelta delle persone non possono gravare obblighi di stato. Sessualità, procreazione, relazioni familiari si confrontano liberamente in una società ospitale per tutti.
· Le forze di sinistra rappresentano il lavoro su scala globale. Il diritto al lavoro costituisce la base stessa dei diritti umani. L’obiettivo storico di una occupazione buona, piena e stabile per tutti non è tramontato. In Occidente i caratteri del lavoro sono profondamente cambiati. Siamo di fronte ad una moltitudine di lavori, più flessibili. Ma l’esistenza di un esercito industriale di riserva (lavoro nero, lavoro precario, lavoro degli immigrati sotto pagati), il crescente divario di potere tra l’impresa e il lavoratore, il crescente divario di reddito tra management e lavoro dipendente, non dipendono dalla tecnica. Essenziale è garantire una forte rappresentanza sindacale e una forte rappresentanza politica dei lavoratori di ogni livello. Il corporativismo soffoca le energie della società. Le forze di sinistra affermano l’universalità dello stato sociale, nella sanità, nell’istruzione, nella previdenza, nella assistenza. L’evidente necessità di un “nuovo welfare”, più rivolto alla persona, più efficiente e fiscalmente sostenibile, non comporta lo “stato minimo”. E se l’azione diretta dello stato può essere in molti casi sussidiata dal settore privato, dal volontariato e da no-profit, i compiti fondamentali restano non delegabili. Nell’economia sociale di mercato l’impresa, che ha un ruolo essenziale, deve formarsi alla cultura della sua responsabilità sociale.

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