domenica 24 agosto 2008
Nel nostro Paese, Governo e prezzi uccidono la scuola!
Comprare i libri per i licei classici e scientifici dovrebbe costare al massimo 1.490 euro per tutto il ciclo di studi, mentre gli studenti degli istituti professionali dovranno sborsare per completare gli studi circa 913 euro. Lo prevede un decreto firmato dall’ ex ministro della Pubblica Istruzione, Giuseppe Fioroni, che fissa per l'anno scolastico 2008/09 i tetti di spesa per i testi scolastici scelti dai docenti delle scuole superiori. Mentre per licei artistici e istituti d'arte la spesa massima complessiva per i cinque anni è mediamente di 1.000 euro, in una quinta professionale non si potrà spendere più di 120-140 euro l'anno, 370 euro sarà la spesa massima di un alunno che frequenta la terza classe di un liceo classico. In realtà, Codacons, Adusbef, Federconsumatori e Adoc stimano un aumento dei prezzi sui testi scolastici del 4% rispetto al 2007, con lo sforamento dei tetti fissati dal ministero della Pubblica Istruzione. L'Antitrust scende nuovamente in campo contro il caro-libri scolastici. L'Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato ha deciso di avviare un monitoraggio sui costi dei libri scolastici, per verificare gli effetti dell'istruttoria conclusa nell'aprile scorso con l'accettazione degli impegni presentati dagli editori.Nell'ambito dell'iniziativa, da martedì 26 agosto saranno effettuate verifiche a campione, da parte delle Unità Speciali della Guardia di Finanza, nelle librerie di otto capoluoghi di provincia per valutare le modifiche intervenute sul mercato dopo gli impegni presentati dagli editori e resi vincolanti dall'Autorità. L'obiettivo, anche in vista delle relazioni di ottemperanza che gli editori dovranno presentare entro dicembre 2008, è «verificare se nel mercato dell'editoria scolastica si stiano verificando gli attesi cambiamenti positivi per le famiglie, in termini di riduzione dei costi e di ampliamento dell'offerta, legati agli impegni delle case editrici resi vincolanti dall'Autorità». La maggior parte degli editori, ricorda l'Authority, si è infatti impegnata a sfruttare strumenti informatici per trasferire su supporto digitale parte dei contenuti prima diffusi solamente su carta, in modo da poter ottenere un contenimento della foliazione dei testi stampati e una conseguente riduzione dei costi di produzione: buona parte dei risparmi così ottenuti si sarebbe dovuto tradurre, in base agli impegni, in un contenimento dei prezzi di copertina, a beneficio dei consumatori. Dal fronte politico, la forbice estiva di Tremonti ha previsto che «in 45 giorni il ministro della Pubblica Istruzione dovrà dire come si tagliano altri 100mila insegnanti e 43mila di personale. Fra il 2009 e il 2011 la scuola pagherà un tributo di 7,8 miliardi di euro solo di tagli di organico», denuncia Panini della Flc-Cgil. Tremonti, di fatto, ha commissariato la Gelmini perché ha fissato per lei i tagli e poi le ha imposto che verranno verificati da una commissione mista tra Pubblica istruzione ed Economia. Il ministro potrebbe mettere mano alla rete scolastica, ad esempio ridefinendo il numero minimo di studenti in base al quale autorizzare una scuola ad una propria sede autonoma. Il 71,8% delle città italiane, 5756 per la precisione, hanno fino a 5mila abitanti. La maggior parte di queste piccole città si trova al Centro Nord. Sindaci e ministri di questo Governo, sarebbero disposti a fare economie chiudendo l'unica presenza di aggregazione per i giovani, o tutte le scuole delle aree montane. La seconda opzione è quella di aumentare il numero degli alunni nelle classi. Ma mettere 35 ragazzi in una sola classe, in un Paese come il nostro dove l'80% degli edifici scolastici non ha nemmeno l'abitabilità, vuol dire gestire un Cpt, un parcheggio. Terza opzione, ancora più probabile della prima: il 1 settembre del 2009 entreranno in vigore gli ordinamenti voluti dalla ex ministro Moratti. Questo Governo vuole portare fino in fondo la riduzione dell'orario scolastico, la soluzione con cui più realisticamente secondo Panini si può arrivare a per cancellare i 150mila posti stabiliti da Tremonti. La scuola elementare, dunque, scenderà dalle 30 ore minime di oggi a 27 ore, di cui 2 ore di religione cattolica, la scuola media ad altrettante 27 ore di cui 2 di altrettanta religione cattolica. Ultimo risparmio? Il ritorno al maestro unico, invocato da Bossi e altri come "macchina del tempo" per tornare ai mitici anni Cinquanta. Così si cerca di assassinare la scuola italiana, nascondendosi dietro becere propagande anti-’68 e divise scolastiche per ripristinare l’ ordine.
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